Sorvegliato dai fantasmi

[C'era una volta una lettrice alla fiera del libro di Torino. La lettrice aveva deciso che, per la prima volta in vita sua, sarebbe uscita indenne da un evento libresco, senza portarsi a casa niente. La lettrice, però, si ritrovò allo stand dell'editore Barbera con l'amica redattrice e lì c'era anche l'autore Gabriele Dadati. Così la lettrice comprò la raccolta di racconti di quel giovane autore di cui tanto bene, specie negli ultimi tempi, aveva sentito dire.]

Per troppo tempo ho trascurato quella che anni fa era la mia passione divorante: la lettura degli esordienti (o quasi) italiani. Sto ricominciando, per colmare lacune e per assecondare un piacere antico e personale. Questa è, al di là dell’aneddotica, una delle ragioni per cui ho letto Sorvegliato dai fantasmi di Gabriele Dadati (publiccato prima da Pequod e ora, in versione lievissimamente modificata, da Barbera).

Dadati è bravo, le sue storie sono belle. Finito di leggere i racconti, ho iniziato a sperare nell’uscita di un suo romanzo, già in preda alla nostalgia della sua scrittura personale e matura, dei suoi personaggi vivi e poliedrici. Sopratutto, però, in preda alla nostalgia delle sue atmosfere.

Sì, perché se c’è una cosa che spicca, nei racconti di Dadati, è quello: l’atmosfera. Che faccia incursione nel giallo (e quello è, a mio avviso, uno dei pochi racconti al di sotto del livello, per il resto alto, della raccolto), che scelga di esplorare un argomento pop, pur senza rinunciando alla poesia (quelli come Dadati e come me, quelli della nostra generazione insomma, sono stati a lungo ossessionati dalla domanda: Che fine ha fatto il biondino degli 883?), che riesumi serial killer entrando nella loro testa (e il racconto dei pensieri, della difesa mai pronunciata di Charles Manson è uno dei più belli, secondo me), Dadati sa non tanto evocare quanto creare atmosfere consone e avvolgenti, sempre diverse eppure in qualche modo simili.

Dadati è bravo, forse perché è tutto meno che un giovane scrittore ombelicale. Perché sa entrare nell’anima di creature che, necessariamente, gli sono lontane – per età, condizione sociale, aspirazioni, contesto geografico e perfino storico.

Un ragazzo poco più che ventenne, del resto, deve avere talento per riuscire a farsi madre gelosa, marito e insieme moglie in assenza – i racconti, questi, che per me svettano.

Bravo, Dadati.

Gabriele Dadati, Sorvegliato dai fantasmi, Barbera, 2008

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