Da qualche parte, nella Frantumaglia (libro che dovrebbe diventare una lettura obbligatoria per chiunque), Elena Ferrante dice di sé: «D’altra parte non sono una lettrice coscienziosa, di buona memoria. Leggo moltissimo ma disordinatamente, e dimentico quello che leggo. Anzi, per dire meglio, ne conservo una memoria distorta». Ecco, le sue parole mi cadono a pennello. E però, sempre più spesso, noto che laddove non arriva la testa, arriva l’istinto, o forse il caso.
Ho letto Le mie condoglianze di Dulce Maria Cardoso (libro fluidamente tradotto dall’ottimo Daniele Petruccioli) di seguito al Kaddish profano per il corpo perduto. Ho percepito affinità fra i due libri e non solo perché, in entrambi i casi, la protagonista è una donna obesa. Del romanzo della Mazzucato, però, ho già detto. Di quello della Cardoso, invece, non ancora.
Le mie condoglianze va letto con calma, va sorseggiato, come un buon bicchiere di vino, per essere gustato al meglio, per lasciarsi prendere lentamente e poi condurre per mano da quel ritmo narrativo apparentemente ostico e invece magicamente perfetto, e per lasciarsi innamorare dalla ricchissima carrellata di personaggi un po’ grotteschi ma, forse proprio per questo, inquietantemente reali(stici).
Ho vissuto Le mie condoglianze come un lungo canto funebre (e sì, la struttura è molto musicale, così puntellata com’è di refrain: «chic, très chic» e «bêtises, ma chérie», su tutti), come una lama che piano piano affondava nelle viscere, scandagliando fratture – quelle di Violeta, certo, ma anche tante fratture che accomunano tutti o se non tutti tanti.
L’obesità, si diceva, ma non solo. L’obesità anche qui è un pretesto, un punto di partenza per andare oltre, al di là. Per scavare nei rapporti familiari (madre-figlia, figlia-madre, come sempre, come se non si potesse prescindere, e ancora figlia-padre, sorella-fratello) spesso non lineari ma complicati e irrisolti. Per guardare da fuori (eppure da dentro) il cambiamento, nella duplice dimensione privata e pubblica (la Storia, quella con la s maiuscola, fa capolino, interviene, si incrocia e, in qualche modo, influisce sulla storia, quella con la s minuscola, quella della famiglia di Violeta).
Dulce Maria Cardoso, Le mie condoglianze, Voland, 2007 – traduzione di Daniele Petruccioli.

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